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Strutture offshore

L’estrazione di gas e petrolio dal fondale marino, come pure lo sfruttamento di energie rinnovabili, ha portato alla proliferazione di molteplici strutture ormeggiate o tenute in posizione tramite thruster o fissate al fondale marino in quasi tutti i mari e gli oceani.
Queste strutture devono sopportare azioni di diverso tipo, dovute a correnti, ad onde e al vento che agiscono su di esse. La violenza dell’ambiente può mettere in pericolo la sicurezza e l’operatività della struttura, minacciando la vita delle persone a bordo e recando disagio economico ai loro gestori.

In questo ambito, lo studio dei carichi locali e globali indotti dall’ambiente, dei possibili conseguenti moti e della reazione strutturale e lo sviluppo di metodi capaci di prevederli diventa di fondamentale importanza applicativa.

Eventi disastrosi, come l’affondamento della piattaforma BP a largo delle coste della Louisiana nel 2010, evidenziano la criticità ed il bisogno di analisi di questo genere. Le navi FPSO (Floating Production Storage and Offloading) rappresentano un tipico esempio della complessità del problema. Si tratta di navi convertite in piattaforme, per cui si richiede la valutazione delle capacità di sopportare con continuità condizioni di mare severo e eventuali modifiche di progetto.